Dopo aver letto e analizzato la delibera n. 1 / 2012 del Comune di
Cagliari relativo al progetto di tutela dei beni paesaggistici e archeologici e
nello specifico di Tuvixeddu e Tuvumannu, riteniamo doveroso da parte
dell’amministrazione e del sindaco un chiarimento in merito al rischio di
cementificazione selvaggia intorno all’area archeologica.

Più precisamente ci appare incomprensibile e dannosa la proposta di
ridurre la fascia di tutela dei 100 metri dal perimetro dell’area archeologica
indicata nell’allegato A della suddetta delibera, come invece previsto dal
P.P.R.

Ci chiediamo quale sia la motivazione di questa proposta più volte
esplicitata nella delibera e riteniamo inammissibile, da parte nostra, che si
possa procedere in questa direzione, anche solo in via ipotetica.

Prendiamo atto di come ancora il colle sia minacciato dal cemento e
di come questa amministrazione non stia dando segnali positivi in proposito, ma
anzi stia proseguendo pericolosamente su un percorso di continuità con le
amministrazioni del passato.

Ci sia consentito di non poterci fidare della buona volontà del
sindaco e della sua squadra, ma di dover affidare il nostro giudizio solamente
a quanto emerga dai provvedimenti adottati e questa delibera pone in essere
diversi punti su cui non possiamo tacere le nostre
perplessità.

Laddove poi si legge che “la presente deliberazione non comporta impegno di spesa né diminuzione di entrate”
appare evidente che il Comune non preveda l’ipotesi di riscatto delle aree adiacenti
l’area archeologica ai fini di tutela, cosa che ci vede totalmente
contrari.

Riteniamo quindi che sia necessario mantenere le tutele previste
dal P.P.R. e trovare soluzioni anche di carattere economico al fine di
preservare l’integrità del sito archeologico in vista anche di una effettiva
valorizzazione e fruibilità sul piano culturale e turistico di un bene di tale
pregio.

La Segreteria Nazionale di Manca Democràtica
Con l’annuncio della chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme ci troviamo di fronte al colpo di grazia dato all’economia sulcitana e sarda in generale, con altre centinaia di lavoratori più quelli dell’indotto (in tutto siamo intorno ai 1500) che si ritroveranno senza lavoro.
In un territorio, quello sulcitano, in cui 3300 lavoratori sono in cassa integrazione, con fabbriche che chiudono e nessuna prospettiva all’orizzonte, la situazione appare ancor più drammatica.
Manca Democràtica non può che essere vicina, come sempre, ai lavoratori che lottano per difendere il diritto al lavoro e che vedono minacciato il loro futuro.
La situazione dei lavoratori dell’Alcoa è uno dei tanti tasselli che compongono la crisi strutturale dell’economia sarda, da Porto Torres al Sulcis passando per Ottana, dalle campagne alle città, dagli ovili alle fabbriche: un sistema in rapido declino, dove la produzione e il lavoro diventano un miraggio.
È evidente che nonostante le parole e le promesse spese in campagna elettorale nulla è stato fatto per risolvere la situazione di incertezza in tutto il comparto produttivo sardo e in particolar modo per quanto riguarda l’industria.
Sui lavoratori dell’industria abbiamo assistito a un mero atto di speculazione politica fatta di false promesse per poi, una volta raggiunto l’obiettivo del governo della Regione, relegare il problema in un angolo, coprendolo del velo del disinteresse.
Mentre il governo regionale dimostra una volta di più la propria incapacità e inadeguatezza, migliaia di famiglie vengono private del lavoro, unica fonte di sostentamento per chi non ha altri redditi.
Certo il modello di produzione rappresentato dall’industria pesante ed inquinante non è quello che vorremmo e che meglio si adatta al contesto sardo, ma non è sicuramente lasciando morire le fabbriche senza creare alcuna alternativa che aumenteremo la nostra qualità della vita e il nostro ambiente. Non è lasciando senza lavoro migliaia di persone che passeremo da questo modello di produzione ad un altro.
In una terra come la Sardegna dove il livello occupazionale è ai minimi storici abbiamo urgente bisogno di creare nuovi posti di lavoro e di far nascere finalmente un’economia sana, non certo di distruggere quelli esistenti. Per questo è assolutamente necessario riformare l’intero tessuto produttivo dell’isola salvaguardando ed incrementando il lavoro e la produzione a tutti i livelli.
Attualmente riteniamo necessario e urgente l’avvio di un processo di ricollocazione delle maestranze in modo tale da non disperdere il loro know how e poterlo utilizzare per nuove attività più adatte al nostro territorio e meno impattanti sull’ambiente. Parallelamente si deve immediatamente procedere al ripristino ambientale delle aree dismesse (i cui costi dovrebbero essere a carico delle imprese che quel territorio hanno sfruttato e inquinato), attività che potrebbe assorbire per diverso tempo buona parte degli esuberi, contribuendo a formare figure professionali qualificate per questo tipo di servizi.

 “Cosa pubblica” significa che noi cittadini siamo i proprietari dei beni e affidiamo, tramite libere elezioni, la gestione delle nostre proprietà ad altri cittadini che da “volontari remunerati” gestiscono tali beni  in maniera equilibrata ed oculata nell’interesse di tutti.

  I nostri comuni, nella fattispecie quelli Sardi, inquadrati all’interno di un insieme di vincoli e regime pari a quello dei comuni italiani, sono in questo periodo in grande difficoltà nel reperire fondi per coprire i costi dei servizi da fornire ai cittadini.

Spesso questi problemi derivano sia dalla carenza di fondi, sia dall’obbligo di dover rispettare i Patti di stabilità.

Però all’interno dell’inquadramento generale delle sofferenze economiche condivise da tutti  ci sono almeno due diverse filosofie con cui gli amministratori eletti affrontano la gestione della “cosa pubblica”:

A)     Si affidano i servizi a privati in quanto si è convinti che gli operatori pubblici non siano in grado di fornire un servizio competitivo e che ripaghi l’impegno della gestione. 

B)      Gli amministratori del comune entrano propriamente nel ruolo che gli compete in seguito al fatto di aver  vinto le elezioni e incominciano, finalmente, ad AMMINISTRARE.

 

Manca Democràtica propende per la seconda visione. Negli ultimi decenni all’interno delle amministrazioni pubbliche si è assistito a un lento e inesorabile degrado della gestione e offerta dei servizi, unitamente alla retorica che propagandava: “il privato funziona meglio”.

Questa teoria veniva suffragata solamente dall’evidenza dei disservizi pubblici e supportata dalla logica del profitto; in realtà spesso e volentieri, a parte l’incuria e l’incapacità o la mancanza di volontà degli amministratori, a tutti i livelli del pubblico, non vi è nessun ostacolo reale affinché questo funzioni a dovere, anzi riteniamo che la logica del profitto e delle privatizzazioni a tutti i costi comportino degli scompensi in particolar modo all’offerta di servizi verso le categorie più deboli.

Dei buoni amministratori, competenti e oculati, dovrebbero – è il loro mestiere – saper gestire al meglio i servizi al cittadino, assicurando la qualità senza creare buchi di bilancio.

Entrando nello specifico, ad esempio nella città di Quartu Sant’Elena,  cominciamo a preoccuparci nel vedere che: 

-          si sono vendute le due farmacie comunali per fare cassa, (Amministrazione dell’attuale sindaco Contini).

-           la raccolta dei rifiuti non è gestita dal comune (Amministrazione del precedente sindaco Ruggeri )

-          l’impianto di illuminazione è affidato a terzi, a una azienda non comunale. (Amministrazione del precedente sindaco Ruggeri )

-          i parcheggi sono gestiti da tale AIPA, azienda di Milano. (Amministrazione dell’attuale sindaco Contini).

In molti casi tra l’altro i privati che gestiscono questi servizi hanno una base imprenditoriale non sarda e negli ultimi due casi hanno sede legale non in Sardegna. Questo significa che le suddette aziende pagano le imposte al di fuori della Sardegna.

Su quanto detto prima l’ordine di osservazioni che si possono muovere sono di due tipi:

prima ipotesi: ammettendo solo per un momento di accettare la gestione di tipo privato dei servizi, ci chiediamo quale è il livello del servizio raggiunto. Ovviamente chi risponde deve prima esplicitare i criteri controllati e poi deve dire il metodo del controllo del criterio utilizzato.

Rispetto alla “rivoluzione dei parcheggi”, ultima innovazione a Quartu, le prime avvisaglie della gestione del servizio non sono incoraggianti: infatti si vede che è presente uno stuolo di controllori intransigenti che eleva contravvenzione non appena si sgarra di 10 minuti; non sarebbe più consono ad un servizio ben regolato ma a favore del cittadino dare l’opportunità di regolarizzare i minuti in più che non si sono ancora pagati? Il comune sta cercando di dare un servizio al cittadino, oppure sta cercando di fare cassa alle sue spalle vessandoci con le contravvenzioni? Come mai tanto zelo nel comminare le multe? I soldi di queste contravvenzioni a chi vanno? Come sono divisi in percentuale? L’AIPA di Milano che parte prende nella gestione di questi soldi? Inoltre è bene notare come a Quartu specialmente nelle vie centrali vi è una totale assenza di marciapiedi e i cittadini rischiano di essere investiti ad ogni passo, soprattutto anziani e bambini, dopo il piano dei parcheggi e strisce blu verrà anche il piano per l’inserimento dei marciapiedi?

Queste sono alcune delle domande che ci poniamo, senza nessuna certezza, per carità, ma solo a livello ipotetico mettendoci nei panni di un cittadino comune.

Seconda ipotesi: se invece il comune pensa di amministrare veramente istituendo una azienda in compartecipazione con gli altri comuni limitrofi per la gestione di servizi onerosi come quelli su elencati, non è possibile che, fatti salvi i concetti di efficienza ed efficacia, la comunità spenda gli stessi denari, paghi le tasse nel territorio isolano arricchendolo, avviando fra l’altro un circolo virtuoso relativo all’acquisizione dei saperi inerenti l’arte della buona amministrazione?

Noi ci sentiamo impoveriti dalla scelta di queste amministrazioni. Pensiamo che la sensazione di ricchezza e tranquillità che il cittadino prova non dipenda solo dalla quantità di soldi che ha in banca, ma anche dalla sua qualità della vita, che dipende anche dal grado di benessere di tutti gli altri suoi concittadini, dalla cura del verde pubblico e delle architetture, dall’attenzione a garantire delle aree in cui gli amici a quattro zampe possano stare in libertà, dalla precisione nell’orario dei servizi di trasporto, dal fatto di sapere che i suoi figli sono nella scuola pubblica che comunque è una ottima scuola e stanno imparando nozioni e tecniche d’uso delle nozioni che gli assicureranno ricchezza e benessere in futuro.

La sensazione è che, invece, gli amministratori, incapaci, prendano le scorciatoie abdicando al loro ruolo di gestori e miglioratori della cosa pubblica.

 

Manca Democràtica

Se realmente si considera strategico lo sviluppo del trasporto su rotaia in Sardegna, e per noi lo è, è necessaria una seria ristrutturazione del sistema ferroviario sardo, che oggi è inefficiente e obsoleto:

innanzitutto si deve procedere all’ammodernamento delle vie ferrate, rendendole  idonee al traffico di convogli più veloci e moderni e all’elettrificazione completa di tutta la rete. Perché non possiamo permetterci di avere ancora motrici a gasolio che risultano poco efficienti e inquinanti e non possiamo permetterci tempi di percorrenza così lunghi e nettamente perdenti rispetto a quelli che possono essere ottenuti col trasporto su gomma.

Tra le altre cose, è necessario realizzare finalmente le varianti previste da tempo sulla dorsale nord-sud e ancora non realizzate e potenziare sia il collegamento tra Sassari e Olbia che le tratte locali.

Risulta oltremodo assurdo che per percorrere ad esempio la dorsale Cagliari-Sassari, 251 chilometri, si debbano impiegare, nella migliore delle ipotesi, 3 ore, con una velocità media di 84 km/h.

Le cose peggiorano se si guarda la rete ferroviaria sarda nel suo complesso, dove la velocità media scende a 69 km/h.

All’aumento della velocità media deve necessariamente accompagnarsi un incremento delle corse e una razionalizzazione degli orari, oggi totalmente privi di qualunque logica.

 

Altra questione importante è il ripristino immediato della linea ferroviaria marittima Golfo Aranci- Civitavecchia e la creazione di nuovi collegamenti anche con altri porti europei: la nostra economia ha bisogno di espandersi e di crescere esportando su nuovi mercati e la creazione di rotte ferroviarie marittime renderebbe più facili ed economici gli scambi.

Sarebbe oltretutto premessa per il rilancio di un’azienda come la Keller di Villacidro che avrebbe la possibilità di aprirsi a nuovi mercati, rompendo eventualmente anche la dipendenza dalle commesse della sola Trenitalia.

A proposito di Trenitalia, è evidente che per una migliore gestione della rete e del materiale rotabile sardi si renda necessaria la creazione di una società pubblica regionale di trasporto ferroviario alla quale andranno trasferite le competenze che ora sono di Trenitalia.

 

Ricapitolando, le proposte di MD per il trasporto ferroviario sono:

-          Ristrutturazione della rete e completa elettrificazione

-          Riduzione dei tempi di percorrenza

-          Razionalizzazione degli orari e incremento dei convogli

-          Ripristino della tratta ferroviaria marittima Golfo Aranci – Civitavecchia e realizzazione di nuove tratte con i principali scali portuali europei

-          Creazione di una società regionale di trasporto ferroviario

Allo stato attuale la Sardegna è quasi totalmente dipendente dal petrolio sia per la produzione di energia elettrica (per quanto riguarda le centrali termoelettriche e per gli usi domestici) e ha necessità di passare a fonti meno inquinanti e meno costose.

Se le rinnovabili rimangono l’obiettivo primario, nel medio termine crediamo non sia possibile rinunciare all’utilizzo del metano.

Il gasdotto dall’Algeria rappresenta quindi una opportunità per poter utilizzare questa risorsa riducendo la nostra dipendenza dal petrolio.

Ciò che si rende urgente è chiarire in che modo e con quali tempi la Sardegna possa dotarsi di una rete di distribuzione interna del gas e quali debbano essere i vantaggi economici derivanti dall’accettazione del passaggio del gasdotto sul suolo sardo.

La creazione della rete interna di distribuzione del gas è un impegno che la Regione Autonoma della Sardegna, che insieme alla SFIRS è azionista del consorzio Galsi, deve assumersi ufficialmente e prevedere già da ora stanziamenti economici per garantire che la realizzazione delle reti di gas locali e le interconnessioni alla dorsale Galsi siano ultimate parallelamente alla messa in funzione del Galsi per consentire agli utenti sardi di beneficiare del metano non appena sarà disponibile. Questo è quindi un impegno che non può essere mancato poiché vitale per l’economia sarda.

Per quanto riguarda i vantaggi economici, la nostra proposta è che si dispongano forti sconti fiscali per i sardi sull’utilizzo del metano e che la Regione Autonoma della Sardegna riceva una quota congrua degli utili derivanti dalla vendita del gas che transita sul proprio territorio e che questi utili vengano utilizzati a copertura di ulteriori sconti per i cittadini a basso reddito.

Chiediamo inoltre che vengano fissati tempi e costi certi per il termine dei lavori il cui mancato rispetto comporterebbe da parte del consorzio il pagamento di penali a favore della Regione Autonoma della Sardegna.

Proponiamo inoltre una ulteriore verifica del tracciato ed eventuali modifiche nel caso in cui questo contrasti con la tutela di siti di interesse storico e naturalistico.

Rimane tuttavia la nostra completa sfiducia nell’attuale compagine governativa sarda che riteniamo assolutamente non all’altezza di gestire una fase così importante e così delicata come la realizzazione di un’opera che riteniamo fortemente strategica per la nazione sarda.

Nel 1854 il “Grande Bianco” di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri’ di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una “riserva” per il popolo indiano. Ecco la risposta del “capo Seattle”, considerata ancora oggi la piu’ bella, la piu’ profonda dichiarazione mai fatta sull’ambiente.

“Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole come e’ che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e’ sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e’ sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se’ il ricordo
dell’uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e’ solamente acqua, per noi e’ qualcosa di immensamente significativo: e’ il sangue dei nostri padri.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e’ uguale all’altra, perche’ e’ come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu’ gli conviene. La terra non e’ suo fratello, anzi e’ suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre, piu’ lontano.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera’ tutta la terra e a lui non restera’ che il deserto.
Non esiste un posto accessibile nelle citta’ dell’uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e’ perche’ io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo’ avere l’uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l’erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria e’ preziosa per l’uomo rosso, giacche’ tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l’aria per noi e’ preziosa, che l’aria divide il
suo spirito con tutti quelli che fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e’ lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l’offerta di acquistare le nostre terre.
Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro’ una condizione: l’uomo bianco dovra’ rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos’e’ l’uomo senza le bestie?
Se tutte le bestie sparissero, l’uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche’ cio’ che accade alle bestie prima o poi accade anche all’ uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e’ fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche’ i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e’ arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e’ la madre di tutti
noi. Tutto cio’ che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensi’ e’ l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio’ che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e’ l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e’ soltanto un filo. Tutto cio’ che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C’e’ una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprira’ presto: il nostro Dio e’ lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e’ il Dio dell’uomo e la sua pieta’ e’ uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra per lui e’ preziosa. Dov’e’ finito il bosco? E’ scomparso. Dov’e’ finita l’aquila? E’ scomparsa. E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza”.

La definizione è di Mr.Seattle, uno dei padri dell’ambientalismo, mette in evidenza il carattere dinamico dell’ambiente. La caratteristica di mutabilità e adattabilità degli elementi fanno pienamente parte del concetto di ambiente.

 

Da ingegnere spesso impegnato in attività di valutazione di impatto ambientale, posso quindi affermare di poter sviscerare le caratteristiche delle componenti ambientali e degli impatti dell’agire umano evidenziando, se necessario, i limiti che determinati agenti chimici/radioattivi/ ecc, non devono superare, (in aria acqua e terra), al fine di non arrecare danno al sistema di vita terrestre, nonostante ciò non saprei trovare parole migliori del sig.Seattle per spiegare cosa penso dell’ambiente e del rapporto che uno dei suoi elementi, l’uomo, ha con esso. La definizione di Mr Seattle rende molto bene i rapporti di reciprocità fra gli elementi dell’ambiente.

 Già dalla metà degli anni 90 e poi, soprattutto, dopo la stesura del protocollo di Kyoto (stesura del 1997 ed entrata in vigore del 2005), si è andata affermando nei paesi occidentali una maggiore consapevolezza ambientale, così strumenti come la certificazione ambientale, la certificazione forestale e marina, il controllo delle emissioni ed il mercato delle quote di CO2 sono uno dei numerosi  esempi della volontà delle comunità di voler adottare modelli di produzione sostenibili.

Non tutte le comunità però rispondono allo stesso modo o danno la stessa importanza a queste iniziative, per quanto riguarda il modello sardo di interazione con l’ambiente potremmo fare alcune osservazioni:

-       A parte il periodo 2004-2009 in cui ci fu una diminuzione dei focolai, da due anni a questa parte, in periodo estivo tornano a registrasi roghi molto estesi che hanno consumato importanti aree boschive e di macchia mediterranea (parliamo di migliaia di ettari andati distrutti ogni anno)

-       Dopo le attività di indagine eseguite dal Magistrato Fiordalisi è chiaro come alcune zone della Sardegna, quelle adibite a poligono e basi militari in generale, non siano esenti da inquinamenti probabilmente anche di tipo radioattivo.

-       Le zone industriali in cui si insediano i poli petrolchimici, oltre a rappresentare ora il nostro tallone di Achille forse più evidente dal punto di vista lavorativo, andranno radicalmente bonificati con interventi economici dell’ordine di diversi miliardi di euro una volta che le aziende ora insediate finiranno di spostare i loro interessi su altre zone del pianeta o su altre attività.

-       Nonostante le piogge abbondanti degli ultimi 5 anni la Sardegna non è esente dal rischio di desertificazione.

-       Il consumo del territorio a causa dell’edilizia si è molto accentuato negli ultimi anni. Sottraendo così spazio vitale alle coltivazioni ed all’allevamento.

-       Il settore delle produzioni agricole, forestali ed animali, che ha interessi diretti nel governo del territorio e nella sua salvaguardia sta attraversando un momento di crisi profonda, pertanto potremo aspettarci un allentamento del controllo del territorio in concomitanza della riduzione degli interessi di coloro che erano interessati prima alla terra ed al bestiame. Ed in ogni caso, anche se , come auspichiamo, il settore si riprenderà, bisognerà intervenire pesantemente dal punto di vista culturale con gli operatori di questo comparto per estrapolare modelli di interazione con il territorio più rispettosi e sostenibili di quelli attuali e del passato.

-       La situazione dei mari che circondano la Sardegna sono da noi sardi, a meno dei problemi della continuità territoriale a mezzo nave, assolutamente sottovalutati, tanto che, affermo con sicurezza, la percezione dello stato di salute dei nostri mari da parte del cittadino è molto più basso rispetto alla percezione rispetto alla salute della terra, oltre un generico “in Sardegna c’è un bel mare pulito” non si va; eppure sarebbe interessante divulgare una coscienza più diffusa attinente il mare per poi ripensare al sistema della vita marna, anche in considerazione di alcune produzioni che ci potrebbero vedere in posizione di leader nel mondo.

-       L’utilizzo giusto e legittimo del bene ambientale per scopi turistici e quindi per l’immagine che l’ambiente evoca nel turista/spettatore, passa attraverso una cultura aziendale di tipo stagionale che fino ad oggi non è stata in grado di incentivare discorsi di amore per il nostro territorio, l’amore inteso come stimolo che si tramuta in interesse per la sua equilibrata gestione e finisce per determinare un vantaggio economico; per dirla in termini semplici: solo l’albero ben curato da buoni frutti e non si ammala. Si ammalano o vengono invece aggrediti dalla peronospora, i nostri sughereti e beni boschivi in generale rispetto alla cui sopravvivenza vorremmo veramente ben capire le reali intenzioni da parte dell’amministrazione regionale che, in maniera evidente, non è in grado di implementare efficaci programmi né di salvaguardia dai roghi né di ampliamento di tali beni.

-       Poi ci sono diverse situazioni particolari che riguardano alcuni ben determinati territori, è il caso di Furtei dove è presente uno scempio ambientale non tanto di tipo visivo, quanto dovuto alla presenza di chimici letali come i cianati che sono incompatibili con la vita, è proprio il caso di dire che i signori della Sardinia Gold Mining sono scappati con il bottino in lingotti d’oro lasciando un territorio devastato oltre che impoverito.

Ora, per iniziare il percorso politico che proseguiremo nel tempo sia sensibilizzando che ricercando soluzioni per una vita compatibile fra uomo e ambiente, possiamo dare la nostra definizione di ambiente:

Per noi l’ambiente in Sardegna e nel resto del mondo è l’insieme di elementi che presenti in aria acqua e terra e spazio al di fuori dell’atmosfera, si influenzano scambiando continuamente energia e particelle di materiali addivenendo ad un equilibrio dinamico mutevole istante dopo istante. Questo equilibrio dinamico è indagato e conosciuto dall’uomo in diversi suoi aspetti tanto che la scienza tramite la meteorologia, ad esempio, è in grado di prevedere gli effetti nel tempo dell’incontro di determinate masse d’aria. Gli esseri viventi, fra cui l’uomo, scambiano in misura tanto maggiore,  quanto maggiore è la quantità in volume ed energia di elementi che introducono o sottraggono al sistema. L’uomo moderno è l’unico essere vivente sulla terra in grado di scambiare sistematicamente elementi con l’ambiente in poco tempo ed in grande quantità, da questo deriva la possibilità di alterare gli equilibri molto in fretta. È per questo che l’uomo deve ponderare ogni sua azione nel rispetto di tutto il sistema in cui è inserito.

Fatto salvo quindi il rispetto del sistema ambiente, la maniera in cui l’uomo compone i diversi scambi di materia ed energia con il resto del sistema determina il proprio successo nel senso del migliore, più proficuo, utilizzo degli elementi scambiati per: mangiare, determinare una temperatura corporea adatta alla propria sopravvivenza, riprodursi. Dentro questi bisogni ci sono tutti gli altri: la famiglia, lo stato sociale, le interazioni sul lavoro, il lavoro, l’amicizia, il pensiero pensato scritto e parlato. E’ nostra ferma convinzione che molti degli scambi di materia ed energia attuati dall’uomo siano inefficaci/inutili e dannosi per la maggior parte del sistema risultando momentaneamente vantaggiosi solo per alcuni, pochissimi, uomini; pertanto ci prefiggiamo il compito politico di incentivare ed elaborare modelli di scambio che rispettosi degli equilibri dinamici siano in grado di attivare un più rispettoso dal punto di vista ambientale e, inevitabilmente, democratico modello di vita.

Alessio Salis

Manca Democràtica – Area Ambiente e Territorio

 

 

22 Luglio 2011

 

Nasce Manca Democràtica,

un partito indipendentista, di sinistra, democratico e nonviolento che si inserisce nel solco del pensiero politico della sinistra europea.

MD nasce dalla necessità di dare finalmente voce a quei sardi che credono nell’indipendenza nazionale e che non possono riconoscersi in forze politiche trasversali.

MD non si origina in alcun modo da percorsi politici che ormai consunti abbiano necessità di riciclarsi con un nuovo nome, ma è espressione spontanea della nostra necessità di avere uno strumento da condividere per affermare il diritto all’autodeterminazione della Sardegna e alla creazione di una coscienza nazionale.

La nostra è una chiara scelta di campo, senza fraintendimenti o dissimulazioni: siamo parte della sinistra democratica europea e in quel solco intendiamo portare avanti le nostre politiche.